Lo sapevi che Babbo Natale era un orco?

La barba bianca, il vestito rosso e la renna volante sono frammenti di un immaginario che ha origini strane e antiche. Babbo Natale è la versione moderna e occidentale di un migrante turco che, divenuto vescovo della Città di Myra con il nome di “Sanctus Nicolaus”, ritrovò e riportò in vita cinque fanciulli, rapiti e uccisi da un oste e salvò dalla prostituzione tre adolescenti, come racconta una leggenda ripresa da Dante.

In origine era protettore dei marinai, una sorta di Poseidone cristianizzato: talmente lo veneravano i lupi di mare che assoldarono dei pirati per trafugare le sacre reliquie deposte a Bisanzio e portarle nella normanna Puglia, a Bari. Il culto di San Nicola di Bari è legato ai bambini e si trasmise in tutta Europa. Nelle regioni germaniche si legò al folklore di Odino, il dio viaggiatore con un occhio solo, campione della caccia notturna, col suo esercito di soldati redivivi, lesti e tetri come fantasmi. Alla viglia del solstizio d’inverno, i ragazzini erano soliti riempire di paglia le scarpe per sfamare il cavallo volante del dio, attendendo un dono come ricompensa per il gentile gesto. Abeti e vischi sono invece culti arborei di origine celtica, noti sin dai Saturnali romani, la prima grande scia di feste pagane di dicembre. La slitta volante, infine, riprende il cavallo alato di Odino, simbolo lunare legato ai miti del transito nell’oltretomba.

Eppure, come in tutti i rituali fanciulleschi che affondano radici in credenze ancestrali, santi, dei e creature capricciose si confondono. Così la discesa dal camino tipica del Babbo è un’usanza associata ai troll, folletti irsuti e malvagi che possono essere scorti solo dai bambini, rovinando i loro sonni beati. Come ci insegnavano i genitori, Babbo Natale è buono solo con i buoni: porta i regali a chi si è comportato bene e mette nel sacco chi è stato cattivo.

Nelle prime incarnazioni occidentali, il Babbo era il Re degli Elfi, un orco che ti lusinga con dolci e balocchi per attirarti a sé e rapirti. Non stupisce, quindi, che nella storia della Chiesa il suo culto sia stato più volte messo al bando. Negli anni della prima rivoluzione inglese (1642-1645) il governo gli dichiarò guerra e la festa, con il suo materialismo lassista e i richiami pagani, venne abolita.

Dal 1643 il giorno di Natale i parlamentari si presentavano in aula e i mercati puritani rimanevano aperti. Nel 1951, a Digione l’effigie del Babbo venne messa al rogo sul sagrato della chiesa, dinanzi ai lacrimoni di fanciulli attoniti. Erano gli anni del dopoguerra nazionalista, e la presenza del vegliardo portatore di doni costosi sapeva troppo di americanizzazione.

Il sospetto rimane tutt’oggi, dopo che la Coca Cola ha fissato per sempre il faccione barbuto del moderno Vescovo Nicolaus nell’immaginario collettivo. Il suo volto è doppio perché induce al sogno infantile di una festa piena di amore e, allo stesso tempo, ci invita a spendere e consumare.

Però, si sa, le fiabe sono magiche perché insegnano una morale e finiscono sempre bene. Allora bando ai perbenismi, viviamo felici e contenti e tanti auguri a tutti.

Federica Marangon Mi chiamo Federica Marangon e ho 32 anni. La letteratura è la mia passione: l’ho cercata in ogni luogo in cui ho vissuto e lavorato. Leggere mi aiuta a capire il mondo e ad accettarne la follia. Quando anche i libri non mi bastano, vado in bicicletta fino al mare o a camminare in montagna. E quando il meteo non lo permette, scrivo. Su di me ci sono sempre tante nuvole.

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