Sì. La festa dei nonni è inopportuna.

Sì. La festa dei nonni è inopportuna. La inventò Marian McQuade, casalinga della Virginia, madre di 15 figli. Nonostante avesse ben 40 nipoti, si dedicò una giornata per non essere dimenticata. Forse soffriva di megalomania, oppure aveva generato una stirpe di irriconoscenti.

Il 2 ottobre, orde di bambini invadono le case di riposo per salutare gli anziani. Peccato che un vecchio non sia per forza nonno, e nemmeno genitore. Il buonismo “all-inclusive” di queste celebrazioni crea forti imbarazzi: è irrispettoso festeggiare qualcuno per ciò che non è.

L’età. Un vestito che non ci sta mai bene. Si lotta per crescere e poi ci si dispera per il tempo che fugge. I vecchi non sono per forza docili. La fragilità viene barattata per buon cuore ma, a parte qualche caso sventurato, la solitudine della terza età la si guadagna con la prima e la seconda. Il perbenismo pop dimentica i più deboli, ceduti all’ombra in cui i sorrisi dei pargoli non arrivano e le maestre ti chiedono di “nascondere gli anziani più gravi”. Del resto, il dolore non è fotogenico.

La mezza età: l’incubo delle Madame Bovary odierne, in guerra con le ventenni che erano e le pensionate che saranno, imbrogliate in un’esistenza in cui confondono il marito con la pantofola. Più filtri su instagram che primavere, maturata esperienza con il tacco dodici e con i sogni rimasti svegli. Fanno la guerra alle calorie, come Gwyneth Paltrow, che ha giudicato il crac migliore dei formaggi confezionati. Premio Oscar per Shakespeare in love, artista straordinaria, a 45 anni si immerge nuda in un peeling di liquame e si fa fotografare. Chissà se dice “cheese” o “crac” allo scatto della reflex.

Temerarie. Sono le donne che portano le loro rughe come un trofeo. Fascinose e serene, indietro lasciano giorni felici o cattivi, davanti la voglia di imparare ancora. I loro anni sono pietre lievi e il loro tempo senza età, come tutte le cose bellissime che non si scordano mai.

Federica Marangon Mi chiamo Federica Marangon e ho 32 anni. La letteratura è la mia passione: l’ho cercata in ogni luogo in cui ho vissuto e lavorato. Leggere mi aiuta a capire il mondo e ad accettarne la follia. Quando anche i libri non mi bastano, vado in bicicletta fino al mare o a camminare in montagna. E quando il meteo non lo permette, scrivo. Su di me ci sono sempre tante nuvole.

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